Donne e violenza nono episodio

Il mondo delle donne in Africa per me resta  un mistero.

Ho sempre desiderato conoscerene la loro realtà, ma è molto difficile perché poche  parlano  inglese o l’italiano.

Le donne dei villlaggi mantengono uno stile di vita lontano dal nostro che non si integra con il turismo.

Amina era una donna apparentemente occidentilazzata, lavorava, parlava la nostra lingua e conosceva il mondo attraverso i racconti dei turisti che alloggiavano nel resort.

Io stessa ero caduta in questo inganno, ma dopo aver passato solo due giorni nella sua casa avevo conosciuto un’altra lei e non solo per il velo che indossava.

Il suo volto tumefatto mi aveva turbato e ciò che più mi aveva colpita era suo marito, così “Italian style” e così assente che tornava a casa a tarda notte senza dare spiegazioni.

Un uomo che andava nei locali a ballare, che passava le sue giornate in spiaggia in cerca di clienti per escursioni e safari e che spesso mangiava in ristoranti con donne e la sua unica spiegazione era che quello era il suo lavoro.

Noi li chiamiamo beach boys.

Mi avvicinai alla reception Amina era sola le chiesi quando avrebbe terminato il turno per poterle parlare lei mi rispose che si sarebbe liberata alle venti,ma che avrebbe dovuto rientrare subito a casa per il suo bambino perché il marito per due giorni sarebbe stato in savana per un safari.

Le chiesi se aveva voglia di bere  un tè sotto le stelle sulla sua stuoia, mi sorrise e le dissi che sarei passata da lei al termine di quella giornata.

Le ore di sole e mare  volarono e mi ritrovai con lei seduta sul gradino della sua casa a parlare nel buio e senza stelle.

Il bambino dormiva, c’era un silenzio di pace , accese una candela e mi portò il te alle spezie.

Le chiesi se voleva raccontarmi cosa stesse accadendo tra lei e il marito, ma non rispose.

Un lungo silenzio e poi disse che Juma non era contento che lei parlasse con me e che le aveva proibito di portarmi a casa loro perché una donna africana non ha niente da imparare da una italiana.

Lui non gradiva nemmeno che lei parlasse con le donne del villaggio e quando rientrava se la trovava a chiacchierare con una vicina ,la guardava così male da farla tremare e per non litigare aveva imparato a non confidare mai a nessuno i suoi problemi e a stare zitta come lui voleva.

Le dissi che di me poteva fidarsi e che non avrei riferito a nessuno le sue parole, ma che volevo aiutarla.

La parola” aiuto “portò nei suoi grandi occhi una luce di vita e fu così che mi apri’ il suo cuore.

Il giorno del loro matrimonio era il ricordo più bello che aveva,un giorno in cui si era sentita molto felice.

Juma aveva portato una buona dote e una casa in muratura che pochi possedevano vendeva safari e guadagnava bene.

Tutti le dissero che era fortunata e lei stessa si senti’ privilegiata.

Lui lavorava molto e lei era spesso sola, ma questo non le pesava, la sua casa si riempiva di donne e bambini che andavano da lei per guardare la televisione e insieme ridevano e piangevano per le struggenti storie d’amore di film indiani.

Quando lui rientrava tornava il silenzio.

Poi arrivo’la prima stagione delle piogge e senza turismo per lunghi mesi lui resto’senza lavoro.

Quello fu il risveglio dal dolce sogno che l’aveva accarezzata nei suoi primi sei mesi di matrimonio.

Juma diventò nervoso e non le dava più soldi per comprare da mangiare.

Passava il suo tempo con gli amici e quando rientrava trovando solo polenta e fagioli si arrabbiava.

Lei cercava di calmarlo, ma lui non ascoltava e se ne andava tornando spesso ubriaco e con tanta rabbia e bastava un suo rimprovero perché lui cominciasse a picchiarla.

Era geloso e spesso le rinfacciava la dote che aveva dovuto dare alla sua famiglia,ricordandole che lei era una sua proprietà.

Amina piangeva in silenzio e aspettava che lui si quietasse.

A letto si lasciava possedere senza un abbraccio o un bacio e l’unico momento di serenità era quando lui soddisfatto si addormentava e lei chiudendo gli occhi poteva  finalmente sognare.

Ritorno’ l’estate e tornarono i turisti, Juma inizio’a lavorare e lei a comprare cibo, ma non cambiarono le sue giornate.

Chiusa nella casa usciva solo al mattino per fare un po’ di spesa, lui tra spiaggia, escursioni e discoteche tornava solo per rinfrescarsi e cambiarsi.

Indossava geans e camicia ,si spruzzava profumo e usciva tutte le sere e a volte non tornava nemmeno a dormire.

Non sapeva nulla di suo marito.

Quando rientrava le lasciava pochi scellini e se ne andava.

Fu una donna anziana del villaggio che le riferi’ che avevano visto Juma abbracciare in un locale, una donna bianca, in quel momento il piccolo mondo di Amina crollo’

Da pochi giorni aveva scoperto di aspettare il suo secondo figlio e suo marito non lo sapeva ancora.

E la storia continua…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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4 commenti su “Donne e violenza nono episodio

    • Ciao Patrizia e’ sempre doloroso raccontare storie di donne sottomesse o ricattate.dal potere materiale o psicologico degli uomini.
      Amina è una donna africana, ma molte situazioni simili avvengono anche in Italia.
      Il confronto tra le due donne dimostrerà come ancora oggi ci sono ancora troppi episodi di violenza

    • Ciao Mariangela,per fortuna in città come Nairobi o anche nella piccola Malindi, le donne cominciano ad emanciparsi,la vita nei villaggi dove c’è ancora poca cultura e molta povertà la situazione femminile è ancora in un grande stato di inferiorità e dominata dal potere maschile.
      La realtà mussulma è ancora più difficile, purtroppo è la storia di Amina

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