Donne senza armi undicesimo episodio

L’amore è la più magica suggestione creata da uomini e donne in cerca di un senso di vita.

Spesso mi sono domandata se in un paese dove mangiare e’ancora una priorità esista un vero significato della parola Amore.

In Africa come in altri paesi colpiti dalla povertà gli uomini rincorrono turiste innamorandosi perdutamente sino a volersi sposare incuranti di stare con donne più anziane delle loro madri, perché l’amore non ha limiti o regole e nemmeno l’aspetto esteriore ha un valore.

Amina viveva col figlio  e il marito lo vedeva raramente, si ricordava di lui quando inginocchiata a terra  lavava i suoi pantaloni a mano e quando stirava le camicie che lui sfoggiava con le turiste.

Una sera non preparò nulla per cena e quando Juma tornò lei decise di affrontarlo, era stanca, spesso era lei con i suoi pochi soldi, ad aiutarlo nei periodi in cui non lavorava, era lei a crescere il loro bambino, era lei  a occuparsi della casa.

Era arrabbiata  con quell’uomo a cui doveva ubbidire e che da tempo nemmeno la guardava o l’abbracciava.

Si sentiva brutta Amina e guardando le turiste dalla reception ne percepiva il buon profumo e ammirava i loro vestiti occidentali che modellavano  quei corpi.

Lei dopo la  prima gravidanza era ingrassata ed ora col suo pancione nascondeva il suo corpo che custodiva un’altra vita e con ammirazione guardava quel marito bello e muscoloso con  un senso di inferiorità.

Alzo’la voce la dolce Amina e urlo’a Juma di farsi fare il bucato dalla sua donna bianca e che se voleva mangiare di chiedere a lei di cucinare.

Lui la guardò con uno sguardo così duro che la colpi’come una sberla e con tono gelido le rispose che lei era una donna musulmana e che mancare di rispetto all’uomo era molto grave, si avvicinò le diede  un pugno sul capo e le disse di stare zitta se non voleva che lui la cacciasse da casa.

La colpi’ancora e Amina si ritrovò stesa sul pavimento con lui che la prendeva a calci incurante della creatura che lei aveva in grembo.

Nemmeno il pianto del loro bambino riuscì a fermare la rabbia cieca dell’uomo.

Lei pensò che l’avrebbe uccisa e chiuse gli occhi senza aver la forza di urlare o piangere.

Alcune vicine accorsero sentendo le urla di Juma e vedendo la donna priva di sensi pensarono fosse morta.

Solo in quel momento lui sudato e sporco del sangue di sua moglie si allontanò mettentendo le mani sulla testa e urlando che lei gli aveva mancato di rispetto, ma che l’amava e doveva educarla.

Amina apri’ gli occhi e vide le donne sopra di lei che le tamponavano il sangue che usciva dal naso e dalla bocca.

 

Da tre giorni non la vedevo alla reception , non possedeva un cellulare , chiesi di lei e mi risposero che forse era malata.

Mi feci chiamare un tuc tuc e corsi al villaggio, avevo una brutta sensazione.

La porta della sua casa era aperta, vidi una donna che non conoscevo che teneva il bambino tra le braccia e con un cenno mi indicò la camera dove dormiva la mia amica.

Sul materasso col volto tumefatto pareva addormentata,mi avvicinai e le feci una carezza, sussurrando la chiamai dolcemente, apri i suoi grandi occhi e mi guardò senza espressione.

Mi sedetti accanto e prendendole la mano le dissi di stare tranquilla, io ero li’ e mi sarei presa cura di lei,non l’avrei lasciata sola.

Parve sorridere e poggiando il capo sul mio braccio senti’ le sue lacrime calde sulla mia pelle.

Io sapevo che Juma aveva un’altra donna, lo avevo visto girare abbracciato con lei nei locali frequentati da noi turisti.

L’avevo visto sulla spiaggia mentre le spalmava la crema sul corpo e la baciava sulle labbra,mentre rideva e scherzava parlando un italiano perfetto e solo la sua pelle scura ricordava che era un ragazzo africano con una donna che poteva essere sua madre.

L’amore è cieco e non ha ragioni, come lui ne vedevo molti, tutti innamorati e dolcissimi con donne bianche che dimenticando il loro tempo, le differenze sociali,scivolavano lentamente in una sorta di oblio che le allontanava da chi erano per fare qualunque cosa pur di non perdere  quel sogno.

Io pensai alla donna africana che giaceva su di un vecchio materasso e l’adulta straniera che giaceva col marito di lei tra lenzuola profumate in una camera d’albergo.

E la storia continua…

 

 

 

 

 

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