Truffatori di cuori dodicesimo episodio

Ci sono uomini che io definisco venditori di fiori di carta, fiori senza vita e  nessun profumo,ingannevoli per i colori intensi,ma finti.

Truffatori di cuori che vivono in ogni parte del mondo e mietono vittime senza pietà

Noi donne così forti,così perspicaci e intelligenti  a volte attraversiamo momenti in cui,  abbiamo la necessità  di tornare a sognare e se incontriamo sul nostro cammino fiori di carta, li prendiamo  e anche davanti all’evidenza che non valgono nulla noi, così determinate ci convinciamo  che hanno un profumo.

Il Kenia è diventato in pochi anni un grande campo di rose e basta una piccola pioggia per trasformare in fango ciò che pareva un giardino.

Amina era stata picchiata dal marito e per molti giorni non riuscì a sollevarsi ,aveva dolori in tutte le parti del corpo,ma il suo terrore era di perdere il bambino che portava dentro lei.

Juma dopo un giorno di assenza tornò da lei e sedendosi accanto le sfiorò le labbra con un bacio , le toccò la pancia  e sentì il calciare del suo bambino che a breve sarebbe nato e timidamente le disse che era pentito e che mai più le avrebbe fatto del male.

Chiese perdono,ma si giustificò dicendo che la donna bianca c’era ,ma lui non l’amava, stava con lei solo per avere la possibilità di migliorare la loro vita.

Le disse che si sacrificava proprio per il figlio che stava per nascere, i soldi erano pochi e lui sognava un futuro meno povero per la sua famiglia e lei era l’unica donna della sua vita.

Amina ascoltava e sentiva il cuore battere forte, era confusa,da molto tempo suo marito non le parlava e mentre le raccontava che quella donna non aveva nessun valore, sentiva il dolore del cuore allontanarsi.

Juma le giuro’ che era solo importante perché li avrebbe salvati dalla povertà.

Ci fu una pausa, lui prese la mano di sua moglie e la poggiò sul suo cuore dicendole che apparteneva solo a lei.

La donna sorrise e gli chiese perdono per non aver compreso quale grande sacrificio  lui stesse facendo per loro.

L’uomo la guardò e accarezzandole il volto le disse che era solo un lavoro, la  bianca era il suo lavoro e che lei doveva capire e non c’era motivo per essere gelosa.

Lei lo fissò con dolcezza, si senti’ stupida e ingrata verso suo marito.

Prima di uscire mise degli scellini sul materasso e le disse di guarire velocemente di andare a comprarsi un vestito nuovo,di farsi sistemare i capelli e di essere felice perché a breve le avrebbe fatto una sorpresa.

Amina mi raccontò piangendo quanto era accaduto nel pomeriggio ed io ascoltando le sue parole provai dolore, ma mi parve così contenta che non mi permisi di dire nulla se non che ero contenta di vederla meglio.

Tornai in albergo e ripensai a tutto il racconto e mi chiesi se Juma fosse sincero, ma pensai anche alla donna straniera che lui aveva definito come un lavoro e provai nausea.

Io ero in un meraviglioso paradiso col cuore pieno di amore per quella gente e mi domandai se nei loro sorrisi, nelle loro belle parole, in tutto quello che io cercavo di fare per aiutarli ci fosse della verità.

Mi chiesi se quel calore che mi trasmettevano era reale o solo interesse, le donne che per strada mi abbracciavano come sorelle,i ragazzi a cui davo consigli come  una madre, fossero sinceri o tutti mi guardavano come un bancomat

Ero fuggita dall’Italia per un senso di vuoto che in Kenia si era lentamente riempito in giornate trascorse con i bambini dell’orfanotrofio, tra le chiacchiere con donne che vendevano parei sulla spiaggia, con il colore del mare così intenso da avermi riportato una nuova luce, un’energia che mi faceva sentire viva e utile.

Usci’dalla camera era già buio, guardai il cielo, era fantastico con una luna enorme, andai al bar e chiesi una bibita, il camerire mi sorrise e come sempre mi fece complimenti, per la prima volta non gli risposi, presi il bicchiere e tornai velocemente in camera e cercai di allontanare quel senso di smarrimento che mi fece sentire straniera,in quella terra in cui avevo deciso di rinascere.

Presi il telefono e chiamai mio figlio, da giorni non lo sentivo, era in tournée con la sua compagnia in America.

Non rispose.

In quel silenzio decisi che dovevo capire e pensai alla donna bianca che frequentava Juma, mi chiesi chi fosse, mi feci molte domande e se lei in quel ragazzo avesse riposto tutti i suoi sogni?

Sapeva di Amina?

Lui la utilizzava tra le lenzuola profumate come un oggetto da cui trarre solo scellini?

Forse aveva mentito a sua moglie e non le aveva confessato di provare un sentimento verso la straniera.

Ma io cosa ci facevo in quel letto vuoto lontana da tutto e tutti ?

Mi addormentai in uno stato di angoscia e fui felice quando mi svegliai all’alba.

Allontanai ogni triste pensiero e pensai che era un nuovo giorno e che non ero sola avevo la mia forza e l’amore verso la vita,dovevo mettere un muro tra me e i racconti di Amina, loro non erano la mia Africa.

La storia continua…

 

 

 

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2 commenti su “Truffatori di cuori dodicesimo episodio

  1. Ciao Loredana, la storia di Amina é molto interessante e veritiera,a noi donne ingenue basta un complimento per cadere nei loro tranelli,sono molto furbi e bugiardi,ma hanno poca memoria e per le bugie ce ne vuole molta.Io vengo spesso in Kenya, come te amo aiutare la gente specialmente i bambini e le famiglie bisognose, sta a noi donne…mzungo..a non farsi coinvolgere da falsi fiori,ma trovo anche giusto che una donna sia libera della propria vita, che sia fortunata o no!!

    • Cara Maria ciò che scrivo è romanzato per evitare polemiche.
      Questo racconto vuole essere un messaggio per le donne contro lo sfruttamento che sorsso avviene con uomini in parsi poveri.
      Io non giudico, ma come dici anche tu ci vuole consapevolezza.
      Si pou’ decidere di avere una storia, ma con lucidità senza farsi usare.

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