La vita in tre esse

 

Esse come sogni

C’è una linea sottile tra sogni e realtà
Momenti di vita che restano in un tempo indefinito

Attimi in cui hai toccato l’infinito mondo delle emozioni e che come fotografie resteranno per sempre impresse nel cuore

Tra suggestione e realtà

Era uno di quei giorni in cui il caldo ti toglie il respiro
Giravo senza meta in cerca del vento e mi fermai su quella che io chiamavo la spiaggia della luna per le sere in cui amavo andarci e restare per ore in una capanna senza luce,
tra le palme ad osservare il cielo.
Il mio piccolo mondo segreto .

Scesi dalla moto e camminai verso il mare prosciugato dalla bassa marea.

Tolsi le scarpe e vidi lui seduto sotto la mia capanna avvolto in un pareo .
Senza un perché mi avvicinai a quell’uomo che guardava l’orizzonte perso nei suoi pensieri
La barba incolta ed i capelli al vento pareva uscito da una notte di stravizi.
Non si accorse di me quando gli sedetti accanto e lo salutai come se lo conoscessi da sempre.

Mi guardò senza interesse e fece solo un cenno come chi non vuole esser disturbato.

Ci sono silenzi più intensi di tante parole che ti toccano il cuore con prepotenza e vita

Lui mi stava
aspettando ed io l’avevo cercato

Un appuntamento deciso da tempo da un dio beffardo che ci aveva fatto vagare in cerca l’uno dell’altro rubandoci il tempo ed i sogni e che aveva deciso di donarci quell’incontro per riportare un senso di vita che avevamo perduto

Pensai di alzarmi e fuggire lontano, avevo paura di aprire il mio cuore ad un mondo che non conoscevo

Immobile, sulla sua sedia, guardava lontano

Gli presi la mano e decisi di restare perché il suo cuore aveva riconosciuto ciò’ che gli occhi non volevano vedere.
L’immenso mondo delle emozioni

 

Secondo episodio
Lasciai la sua mano e con imbarazzo mi alzai con la scusa di fotografare quel mare con i suoi pescatori e immortalai in pochi scatti, la bellezza di quel giorno che sarebbe potuto essere uno dei tanti,in quella mia Africa in cui mi nascondevo, quando fuggivo da una vita che avevo smesso di amare.

Mi raggiunse e insieme passeggiammo lungo la spiaggia e fantasticammo come due innamorati di costruire tra le capanne una piccola casa, da cui guardare il mare e ci pareva vero quello strano sogno di nasconderci assieme e di svegliarci e addormentarci in una pace che
non avevamo mai desiderato o sperato.

In quelle ore ricordai la felicità, non pensai a nulla, respirai quel profumo di vita di cui lui era avvolto.

Arrivo’ il tramonto, ci salutammo senza un appuntamento.
Sapevo dove lo avrei trovato, sapeva che sarei tornata.

Passai la notte ad aspettare l’alba e non mi chiesi dove fosse o con chi dormisse
Lui non mi apparteneva era solo un dono di quel magico
Kenya.

………la storia continua……..

Terza parte

L’alba mi ingannò con i suoi meravigliosi colori , ma il vento portò le nuvole e tutto divenne grigio.

Sperai fosse solo un passaggio, indossai un costume, presi la borsa e decisi che avrei sfidato il grigio

Girai sulla moto senza una meta, ma il cielo era sempre più scuro e andai nell’unica spiaggia, dove non avrei voluto tornare

Mi avvicinai alla capanna e lui era lì in mezzo al vento.
Ci sedemmo su di un tronco e insieme aspettammo la tempesta.

Arrivo ,‘ improvvisa e violenta, riuscimmo a raggiungere la capanna , bagnati e infreddoliti.

Seduti uno accanto all’altro ci coprimmo con l’unico asciugamano che avevamo, ma io non avevo freddo, mi strinsi a lui e appoggiai la mia testa sulla sua spalla

Eravamo noi, lontani da tutto,tra fulmini e tuoni e le nostre parole coprirono lo scroscio della pioggia e il vento che sbatteva sulle fragili pareti di quella capanna.

La vita spesso si prende gioco di noi e in quell’attimo di pura bellezza arrivo’ una tempesta peggiore

Un messaggio, poche parole scritte su di in cellulare che mi travolsero e mi fecero cadere nel baratro del buio

L’ uomo che avevo amato, sposato e lasciato che nonostante la distanza e il silenzio non avevo mai dimenticato.

Un sogno, un illusione segreta che tenevo nel cuore.
La speranza che avremmo ritrovato un tempo per riparlarci e terminare insieme il nostro ultimo percorso di vita.

Lui era partito senza avvisarmi per un viaggio senza ritorno.

Restai immobile per ore in silenzio e senti’ il gelo della morte.

Lui non disse nulla, mi lasciò sola in quel dolore senza parole e rispetto’la mia assenza.

Prima del buio mi prese per mano e mi accompagnò a casa.

Urlai come un animale ferito a morte, senza vergogna piansi disperatamente mio marito, senza nemmeno sapere,se avesse avuto un ultimo pensiero per me,prima di lasciare la vita.
Presi la sua foto la poggiai sul mio petto e compresi che una parte di me era morta con lui.

Era notte quando
bussarono alla porta della mia camera , mi sollevai a fatica e apri’.

Lui era li’, mi abbraccio’ e mi baciò con forza , bevendo le mie lacrime e respirando i miei singhiozzi.

Quarta parte di un romanzo
Il confine tra vita e fantasia è solo una linea impercettibile

Solo due mesi prima avevo fatto un incontro che mi aveva cambiato la vita.

Ero fuggita lontana per dimenticare, rinascere, perdonare.
Il Kenya con la sua bellezza aveva tolto l’orrore di ciò che avevo visto.

Nell’Africa che amavo cercavo un nuovo senso di vita, per spegnere la rabbia,l’ingiustizia, la cattiveria e l’ignoranza che come ombre mi inseguivano, da quel terribile incontro.

Dopo il bacio mi tenne tra le sue braccia, sentivo il suo profumo intenso, lo annusai per respirarlo e portarlo sulla mia pelle che aveva ancora l’odore della pioggia,della sabbia e del dolore.

Sembrò comprendere il mio disagio, mi sollevò dal letto e con forza mi portò in bagno

Immobile, mi feci spogliare, mi spinse nella doccia e fece scivolare acqua calda sul mio corpo.
Chiusi gli occhi e senti’ il la sua pelle sulla mia, la sua bocca sul colla , le sue mani.

Tutto fu così improvvisa da non lasciarmi il tempo di pensare o decidere o capire perché mi lasciai possedere e in quel momento non provai nessun piacere, ma mi senti’ viva e forte, contro quella morte che mi inseguiva come un’ombra e che aveva riempito il mio cuore di croci.
Mi guardai allo specchio mentre lui avvolto nel mio asciugamano,steso sul letto pareva dormire

Avevo il viso stravolto e vidi il tempo con i suoi segni.
Non mi riconobbi, mi chiesi dov’era quel volto dolce e bello che tanto avevo amato.

Non ero io in quello specchio
e non ero io che avevo avevo permesso a quell’uomo di violare la mia intimità

Con le mani mi copri’ il volto e decisi che dovevo parlare con morte e senza riflettere urlai e sputai la rabbia e tuto il mio veleno per ciò che continuava a rubarmi perché solo due mesi prima mi aveva rubato il presente

Ti ho incontrato morte in un giorno d’estate, in un pomeriggio assolato mentre parlavo di mare e vacanze.

Non hai bussato , non ti aspettavo, veloce come un fulmine mi sei apparsa negli occhi di un uomo che mi stava parlando.

Silenziosa e gelida mi hai guardata con sfida sorridendo beffarda a me che immobile non volevo capire.
Non avevi voce, ma in quel silenzio,mi è arrivato il tuo ironico messaggio, su noi che ci crediamo eterni ed invincibili, su quell’uomo che con la sua arroganza e cinismo aveva tentato di sfidarti, ma avevi vinto tu

Con il suo danaro credeva di essere immortale
Aveva creato un mondo perfetto, pieno di comparse che come me,hanno condiviso parti della sua lunga esistenza, dove credeva di essere un dio.

Sconvolta guardavo il tuo volto morte nei suoi occhi sbarrati, ma non mi hai spaventata, anche quando ti ho sentita ridere di lui e di me e di tutti noi che sprechiamo il tempo pensando di possederlo.

Ti sei allontanata e mi hai lasciata sola.
In pochi giorni tutto ciò per cui lui aveva vissuto e’ stato dissacrato e annientato.

Nessuno mi ha chiesto quale è stata la sua ultima parola o come se n’è andato.
Come avidi avvoltoi hanno banchettato alla sua tavola.

Credono anche loro, di essere invincibili , con il loro povero potere di carta e non sanno che come lui non sono nulla e quando tu “morte “arriverai,altri avvoltoi dilanieranno quel mondo che credono di possedere.

Incontrarti ha cambiato il mio cuore e sono fuggita da te, morte e da quell’uomo di cui
non mi è rimasto nulla.

Nessuna scia di profumo, ma solo il tuo cattivo odore.

Oggi, mi hai ancora fatto visita, Non tornare, ti prego, almeno per un tempo in cui, io possa ricostruire il mio piccolo mondo

Lui dormiva ed io, sfinita
mi stesi accanto.
Lo guardai, era solo un’estraneo, un corpo e in quel senso di vuoto, entrai nei sogni,riportando silenzio nel mio cuore.

Quinto episodio

Ci sono risvegli che portano luce

La tempesta mi aveva travolta e avevo chiuso gli occhi per l’orrore, ma quando li ho riaperti ero distesa sulla sabbia e ancora respiravo.

Mi svegliai presto, il mio letto era vuoto.

Ero sola.

Provai sollievo, tutto pareva lontano, come il confuso ricordo di un brutto sogno.

Nella mia stanza c’era ordine e senti’ solo il mio odore

Mi alzai,indossai qualcosa e scesi in giardino, apri’ il cancello e corsi in spiaggia a guardare l’alba con i suoi pescatori

Ero davanti a quella che chiamano l’sola dell’amore, la marea la nascondeva, ma sarebbe riemersa a breve in tutta la sua bellezza.

Camminavo serena mentre il sole sorgeva, quando mi passò accanto un ragazzo locale.
Ci guardammo e non mi parve uno dei soliti che ti assalgono, per venderti qualcosa,mi salutò, gli sorrisi.

In quel piccolo mondo vivevamo sereni senza differenze di pelle e culture, di povertà e ricchezza e dove la natura,con la sua poesia, faceva da cornice a scelte di vita come la mia.

Lontani da un’Italia che non riconoscevamo più, ne avevano creato una piccola in quel Kenya che amavamo e dove sentivamo di ritrovare il tempo perduto di un’infinita giovinezza,

I sogni correvano veloci come le maree, donavano e toglievano, ma regalavano un senso di libertà che ti faceva perdonare i dolci inganni.

Ero sempre rimasta spettatrice , mi ero accontentata di sentire quell’aria frizzante, ma non avevo mai colto l’attimo.

Il mare si ritraeva e la lingua bianca riemergeva lentamente sotto il sole e stavo per tornare a casa,quando vidi quel ragazzo che mi aspettava e timidamente mi chiese se poteva accompagnarmi lui,sulla piccola spiaggia dell’amore.

Non ne avevo voglia, ma lo segui’ e mentre mi mostrava stelle marine e le conchiglie appena riemerse, mi accorsi di quale elegante bellezza emanasse quel giovane e timido uomo, dalla pelle scura.
Guardai i suoi piedi e quelle ciabatte di gomma consumate.

Mi prese la mano per evitare i coralli e in quel contatto,senti’ il ruvido della sua pelle che parlava di una vita diversa dalla mia.

Provai tenerezza, era un figlio di quella terra, bellissimo nella sua povertà che indossava con forza e dignità

 

Sesto episodio

Ci sedemmo sulla sabbia bianchissima
Non gli chiesi se lavorava , non gli chiesi nulla ,in quel momento i miei occhi avevano fame di armonia e lo osservai mentre in silenzio guardava il mare, ma il suo sguardo era triste e pensieroso.

Si alzò’, sfilo’ i jeans e la maglia, piego’ con cura i suoi indumenti e li poggio’ su di una roccia.

Lo vidi raggiungere la barriera e ammirai senza malizia la perfezione del suo corpo, senza farmi vedere lo fotografai per immortalare quella pura bellezza.

Tornammo alla spiaggia, lo ringraziai e gli chiesi di darmi il suo numero per poterlo ringraziare, con un piccolo dono.
Sorrise non aveva un cellulare.
Si avvicinò, sfiorò le sue labbra sulle mie e si allontanò correndo.

Tornai a casa.

Uno strano incontro, sorrisi e pensai che era stato dolce e nulla di più, ma riuscì a darmi il desiderio di non chiudermi nel dolore e di andare oltre la sofferenza che mi aveva annientata

Probabilmente non lo avrei più rivisto, ma quella mattina avevo ricevuto un dono inaspettato, avevo ritrovato un attimo di serenità per perdonare la perdita, il lutto e ritrovare un piccolo senso di pace che non cancella ,ma che ti fa continuare ad amare la vita e a procedere

Presi la moto e corsi a Malindi a comprare un cellulare e girai tutto il giorno per i vecchi negozii.

Mi mescolai con le donne velate nei loro mercati affollati e colorati.
Quel rumore allontanò i tristi pensieri e mi fece sentire parte di quel mondo apparentemente lontano da me, ma che sentivo mio.

Sfinita tornai a casa e nella mia piccola fuga avevo dimenticato tutto e tutti.

Pensai che dovevo chiamare Raul ,forse era in pensiero per me.
Feci il suo numero e subito rispose ,non mi chiese dove fossi stata ,mi disse che sarebbe passato a prendermi per cenare fuori, ero stanca ,ma gli dissi di si, non volevo restar sola.

Una pizza con amici.
Non fece cenno a quanto accaduto la notte precedente e del motivo per cui si era dileguato durante la notte.

Lo guardavo ,aveva la barba incolta era pallido, sembrava non star bene.
Era al mio fianco, ma lo sentì lontano.

Avrei voluto un abbraccio ,una parola , una spiegazione per quanto era accaduto nella doccia, avrei voluto raccontargli le mie sensazioni, ma pensai di farlo quando saremmo rimasti soli

La musica del locale era alta e non aiutava a conversare .

Stavo per chiedergli di andare, quando arrivò una ragazza di colore, alta e con i lunghi capelli, vestita con abiti europei.
Con passo felino si avvicinò al nostro tavolo e senza salutare, bacio’ Raul con quelle grandi labbra rosse.

Lui non si scompose, io guardai l’orologio e mi alzai dicendo che ero stanca e che preferivo rientrare.
Mi guardò e disse che mi avrebbe accompagnato lui, non so se lesse il mio sguardo di sfida , ma gli risposi che avrei preso un tuc tuc .

Non insistette, la ragazza africana prese il mio posto ed io con sollievo uscì da quel locale, per tornare nella mia piccola casa sulla spiaggia

Quell’uomo era solo uno dei tanti che di giorno parlano di libri e del loro amore per il Kenya e nelle notti pagano uno squallido sesso

 

Settimo episodio

E si continua a sognare per sentirsi vivi…

Il grande vuoto a volte ti coglia all’improvviso e vorresti solo dormire per non pensare, ma ci sono notti in cui resti sveglia con inquietudine ,non riesci a leggere o a fare qualcosa che allontani il sapore amaro della delusione.

Pensavo a Raul e a quel bacio, alla ragazza che avrebbe potuta essere nostra figlia, al tempo che non volevamo percepire e al nostro sentirci eternamente giovani.

Dimenticavamo l’età, ma ricordi si accavallano in montagne di eventi vissuti e di esperienze e ti trovi di fronte ad una realtà dove i numeri contano e gli anni vissuti hanno un peso che a volte ti schiaccia e ti fa sentire un fantasma, in un mondo che forse non ci appartiene più

L’età dell’innocenza dove ogni sogno può diventare reale e dove il cuore batte e vibra per ogni nuova emozione

Il Kenya dona questo miraggio, ti fa credere di poter ritornare a vivere una nuova vita e a ritrovare una nuova giovinezza.

Ti guardi attorno e ti accorgi che sei madre o padre di quel mondo che non ci appartiene più e che si può vivere con leggerezza ,ma senza perdere il senso della consapevolezza di chi siamo veramente.

Raul era un uomo intelligente, profondo, sensibile, dotato di un fascino raro e leggibile, agli occhi di chi come lui,aveva vissuto una vita intensa.

La ragazza di colore con le grandi labbra cosa coglieva di quell’uomo così raro e speciale?

Solo il danaro che lui le lasciava sul cuscino o le cene nei ristoranti.

Lui lo sapeva e per questo lo apprezzavo ,non si faceva usare e non la usava.

La morale esiste solo per chi ha paura delle proprie debolezze ed immorale e’ solo ciò che si compie con l’inganno.

In quella notte di riflessioni pensai al mio incontro sulla spiaggia con un ragazzo giovane e bello e risentii il bacio morbido delle sua labbra sulle mie e pensai che l’avrei cercato, l’alba si avvicinava.

Volevo dargli il cellulare e donargli un sorriso, ma era una stupida scusa, avevo solo desiderio di rivederlo e decisi che non avrei rinunciato, in nome, di nessuna consapevolezza a cercarlo.

Erano solo le cinque ed io nella doccia ascoltavo musica e mi sentivo come un ‘adolescente al suo primo incontro.
Indossai un costume, mi copri’con un pareo e corsi in spiaggia col mio pacchetto.

Era ancora buio ,ma c’era già qualche pescatore, mi avvicinai e nel loro italiano stentato ed il mio povero inglese ci scambiammo qualche parola.

Seduta su di un lettino umido iniziò l’attesa, il sole sorgeva illuminando il mare ed io immobile attendevo.

Mi alzai e non sapendo il suo nome lo descrissi ai pescatori ma nessuno pareva conoscerlo.

I primi turisti cominciarono ad arrivare ed io decisi di rientrare.

Lentamente camminavo e mi giravo sperando di vederlo, ma arrivai al cancello, lo apri’ e corsi in camera con tutta la mia delusione, presi il dono e lo rimisi nel cassetto.

Preparai la borsa per andare in quella che chiamavo la mia capanna, era lì’ che mi rifugiavo ,nella spiaggia del vento dove avrei trovato Raul seduto a guardare l’orizzonte.

Senti’ il boy che apriva il cancello e mi chiamo’ dicendomi che qualcuno chiedeva di me.

Scesi velocemente e lui ,con gli occhi bassi mi chiese scusa, feci cenno a Willy da farlo entrare e lo abbracciai senza nemmeno chiedergli come potesse sapere dove abitavo.

 

Ottavo episodio

Il bellissimo insetto entrò nella ragnatela pensando che fosse un magico mondo

Gli occhi spesso vedono solo ciò che vogliono immaginare e nulla riesce a rendere leggibile una realtà che non vogliamo guardare.

Corsi in camera a prendere il cellulare e gli diedi il pacchetto.
Lo scarto’ lentamente e quando apri’ la scatola non vidi l’ entusiasmo che avevo immaginato.

Pensai che fosse imbarazzato o che forse si aspettava un telefono di ultima generazione ,ma aveva tutte le funzioni e soprattutto finalmente avrebbe avuto un numero.

Salim prese la piccola scatola senza ringraziarmi, mi disse che correva ad attivarlo e che sarebbe tornato in tarda mattinata.

Restai sola e mi sdrai a bordo piscina, presi gli auricolari e come non facevo da tempo ascoltai canzoni e lasciai che la musica riempisse il silenzio.

Misi un confine tra passato e presente, chiusi gli occhi e mi abbandonai ai sogni senza pormi domande

Arrivo’ il pomeriggio e il sole bruciava, mi domandai dove potesse trovarsi e non sapevo dove cercarlo.

Ero serena e cominciai a prepararmi come se avessi un appuntamento.

Raccolsi i capelli, mi truccai con cura.
Indossai un abito bianco e mi guardai allo specchio, sapevo che sarebbe arrivato e arrivò.

Il sole era già tramontato, quando Willy aprì il cancello , scesi velocemente e lo vidi .

Era bellissimo, quando mi chiese scusa con un sorriso , ogni ansia passò e in quel momento avrei potuto perdonargli tutto.

Mi diede il suo numero che immediatamente memorizzai, ora avrei potuto sentirlo anche senza appuntamento.

Salimmo insieme sulla moto e andammo in un piccolo ristorante a fianco di un lavaggio per auto.

La musica africana, nessun turista, un tavolo senza tovaglia.

Mangiammo pollo e patatine fritte con le mani e bevemmo birra direttamente dalla bottiglia.

Sentivo il contatto della sua gamba sulla mia e non mi spostai nemmeno , quando lui si avvicinò e mi bacio’.
Lo abbracciai e gli chiesi se fosse felice, lui mi guardò e fece cenno di si.

Mi fissò con i suoi grandi occhi e disse che mi amava, ma che doveva parlarmi.

Pagai il conto e tornammo a casa.
Ci stendemmo sul lettino in giardino,avvolti nella zanzariera, accesi una sigaretta senza sapere cosa volesse dirmi, ma avevo la certezza che nulla avrebbe potuto rubarmi quel sogno.

Salim era diverso dai soliti ragazzi africani.
I suoi capelli corti, il suo profumo di fresco, la sua timidezza ,mi avevano colpito,ma di lui non sapevo nulla, nemmeno la sua età.

Ascoltai ogni sua parola.
Era sposato, aveva un figlio ed una moglie che stava per partorirne un altro.

Era mussulmano, non aveva un lavoro fisso, ma come tanti vendeva safari sulla spiaggia.

Mi disse di amare la madre dei suoi bambini , ma che da quando mi aveva incontrata aveva sentito il suo cuore battere così forte da non riuscire a fermarlo.

Mi confessò che da tempo mi seguiva in silenzio e mi osservava,notando quanto io fossi diversa,dalle solite donne che vedeva sulla spiaggia.

Mi disse che ero bella e dolce e che per lui poter stare al mio fianco era come vivere un film.

Sorrisi ,ma non gli credetti e gli feci notare che lui era molto più giovane di me e che avrei potuto essere quasi sua madre.

In un perfetto italiano ,mi rispose che l’amore non conosce età e che non aveva intenzione di giocare con me e nemmeno di tradire sua moglie.

Voleva che io lo sposassi e avrei ricevuto lo stesso rispetto e la stessa dignità della sua prima moglie.

In quel momento persi ogni controllo sulla mia razionalità, apprezzai la sua sincerità.

Ero confusa , felice, inebriata e la forza delle sue parole , mi penetrarono, sino a bruciare ogni mio pregiudizio e abbracciai lui e il suo sogno

Nono episodio

In Africa si racconta di riti di magia che vengono utilizzati per conquistare i cuori e possederli.

Questo argomento mi ha sempre affascinata senza crederci, ma in questo capitolo si affronta il dilemma tra leggenda e realtà

Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura ché la diritta via era smarrita
Ahi quanto a dir qual era è cosa dura seta selva selvaggia e aspra e forte che nel pensier rinnova la paura

Il mio viaggio all’inferno iniziò così…

Ci addormentammo in giardino mi svegliai con la preghiera del muezzin
Eravamo abbracciati e vedere la sua pelle scura sulla mia per un attimo mi diede disagio.
Lui dormiva tranquillo, ma io ebbi la sensazione di fuggire

Sali’ in camera e mi vergognai di quanto era successo, ma soprattutto di aver conosciuto un’altra me.
Era solo un ragazzo ed io una donna matura e consapevole che la parola amore ha un valore e lui aveva già parlato di matrimonio, io lo avevo ascoltato e assecondato.
Mi chiesi se ero impazzita all’improvviso e feci l’unica cosa che potesse darmi pace, allontanarmi.
Presi la borsa e in punta di piedi uscì da casa.

Era ancora buio, ma presi un tuc tuc e mi feci portare a casa di Raul.

Bussai alla porta e quando mi apri’ gli chiesi se era solo.
Mi fece entrare e mi infilai nel suo letto, gli chiesi di non farmi domande , ma di lasciarmi dormire.
Mi rifugiai in un angolo del materasso e mi addormentai.

Il sole caldo illuminava la camera e quando apri’ gli occhi lui era in bagno, senti’ lo scroscio della doccia, mi alzai e andai in veranda

Sul piccolo tavolo aveva apparecchiato per due.
Preparai la moca.
Ci sedemmo uno di fronte all’altro e bevemmo il caffè facendo colazione in silenzio.

Raul aveva tre volti

Al mattino era assente, lontano, come se forse ancora perso nei suoi sogni

Verso le dodici pareva tornare

Sorridente, dolce, sensibile
Questo era il Raul che sentivo mio, con cui chiacchieravo,passeggiavo ,ridevo e che teneramente abbracciavo

Il terzo volto era quello delle sue notti, dove gli occhi diventavano gelidi e arrivava la sua parte oscura
La dolcezza si trasformava in aggressività e anche il tono della sua voce cambiava
Diventava un predatore, l’uomo lupo che pareva annegare il suo dolore nella violenza di chi, non ha sentimenti e più nulla da perdere.

Quella mattina avrei voluto raccontargli di quanto mi era accaduto e di come mi sentivo turbata, ma non mi avrebbe ascoltata.

Tornai a casa e con sollievo Salim non c’era.
Willy mi disse che era uscito presto e che avrei potuto trovarlo in spiaggia, mentre attendeva i nuovi arrivi dei turisti.

Ero turbata e provavo vergogna per quanto era accaduto, gli avrei parlato a cena, pregandolo di cancellare quanto accaduto e di scusarmi, ma l’unico rapporto che avrei potuto condividere con lui era solo l’amicizia.

La sera cenammo ancora nel locale africano, c’era musica dal vivo, danze tribali e ritmi incalzanti
Salim era allegro, mi prese la mano e sentii un brivido, la ritrassi e gli dissi che dovevo parlargli.

Lui si alzò’, mi abbraccio ‘e mi sussurrò che mi amava.
Tentai di allontanarlo, ma all’improvviso, le mie parole svanirono e come la sera precedente senti’ una sensazione di stordimento che mi ripoto‘ in quell’oblio di un mondo irrazionale, dove io ascoltavo lui che mi raccontava di aver parlato di me a sua moglie e di lei che avrebbe accettato di dare il consenso per il nostro matrimonio e che voleva conoscermi.

Non c’era nulla di normale nelle sue parole, eravamo solo due sconosciuti,ma non ebbi la forza di oppormi, riuscì solo a chiedere un tempo per riflettere, ma non servi’.

Tornammo a casa e quella notte non mi dileguai.
Al risveglio, lo vidi dormire e con tenerezza gli sfiorai la fronte con le labbra e pensai che avrei fatto qualunque cosa per renderlo felice.

In quel momento compresi che ero entrata in una foresta intricata, da dove non avrei trovato facilmente un’ uscita, ma c’era qualcosa di innaturale che mi fece aprire la porta di quel mondo ed abbandonare ogni logicità

Sapevo che non era amore, sapevo che era una finta felicità,ma nulla riuscì a frenare la mia volontà e come un burattino gli lasciai dominare ogni mia decisione.

Quel giorno restai a casa, spensi il telefono, non volli sentire nessuno, nemmeno Raul.
Restai in giardino ad aspettare il suo ritorno.

Lui era nella mia testa, come un flash,il suo volto nei miei occhi, per tutto il giorno non mi abbandonò, si impadronì’ di ogni mio pensiero e quando tornò dopo il tramonto, lo abbracciai come se non lo avessi visto da anni

 

 

Decimo episodio

In Africa si racconta di riti di magia che vengono utilizzati per conquistare i cuori e possederli.

Questo argomento mi ha sempre affascinata senza crederci, ma in questo capitolo si affronta il dilemma tra leggenda e realtà

Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura ché la diritta via era smarrita
Ahi quanto a dir qual era è cosa dura seta selva selvaggia e aspra e forte che nel pensier rinnova la paura

Il mio viaggio all’inferno iniziò così…

Ci addormentammo in giardino mi svegliai con la preghiera del muezzin
Eravamo abbracciati e vedere la sua pelle scura sulla mia per un attimo mi diede disagio.
Lui dormiva tranquillo, ma io ebbi la sensazione di fuggire

Sali’ in camera e mi vergognai di quanto era successo, ma soprattutto di aver conosciuto un’altra me.
Era solo un ragazzo ed io una donna matura e consapevole che la parola amore ha un valore e lui aveva già parlato di matrimonio, io lo avevo ascoltato e assecondato.
Mi chiesi se ero impazzita all’improvviso e feci l’unica cosa che potesse darmi pace, allontanarmi.
Presi la borsa e in punta di piedi uscì da casa.

Era ancora buio, ma presi un tuc tuc e mi feci portare a casa di Raul.

Bussai alla porta e quando mi apri’ gli chiesi se era solo.
Mi fece entrare e mi infilai nel suo letto, gli chiesi di non farmi domande , ma di lasciarmi dormire.
Mi rifugiai in un angolo del materasso e mi addormentai.

Il sole caldo illuminava la camera e quando apri’ gli occhi lui era in bagno, senti’ lo scroscio della doccia, mi alzai e andai in veranda

Sul piccolo tavolo aveva apparecchiato per due.
Preparai la moca.
Ci sedemmo uno di fronte all’altro e bevemmo il caffè facendo colazione in silenzio.

Raul aveva tre volti

Al mattino era assente, lontano, come se forse ancora perso nei suoi sogni

Verso le dodici pareva tornare

Sorridente, dolce, sensibile
Questo era il Raul che sentivo mio, con cui chiacchieravo,passeggiavo ,ridevo e che teneramente abbracciavo

Il terzo volto era quello delle sue notti, dove gli occhi diventavano gelidi e arrivava la sua parte oscura
La dolcezza si trasformava in aggressività e anche il tono della sua voce cambiava

 

Undicesimo episodio

Da tempo non pensavo a ciò che avevo lasciato in Italia.
Mia madre, il mio lavoro, la mia casa e il mio amato cane.

Come avevo potuto cancellare in un tempo così breve anni di vita?

Ero fuggita perché ero stanca di giorni sempre uguali, dei soliti amici ,di quel lavoro che non amavo più.

Intere giornate a scrivere storie che non avrei firmato, le mie parole vendute e quel danaro che spendevo in abiti che nemmeno indossavo.

Avevo per due anni amato un uomo che pensavo fosse il migliore mai incontrato.

Lo conoscevo da sempre, ma non faceva parte del mio mondo, era uno dei tanti amici della mia adolescenza.

Ci eravamo ritrovati per caso e quel ragazzo goffo che mai avevo notato, era diventato un uomo affermato nel lavoro e si era costruito un’immagine di maschio affascinante.

Anche lui come me, portava il peso dei suoi fallimenti.
Un divorzio, due figli adulti, la solitudine,la ricerca di un amore vero.

Cominciammo a vederci e a raccontarci, fu come tornare nel passato.

Ci guardavamo con occhi innocenti e la sua dolcezza riuscì a riportare a galla una parte di me che avevo seppellito.

Pareva una favola bellissima, lui il ragazzo di paese che aveva vissuto di fronte a casa mia.
Vite diverse che magicamente si erano ritrovate

La sua infanzia in salita, dove possedere un bagno in casa era solo un sogno ed io che appartenevo ad un mondo aristocratico e apparentemente dorato.

Chiesi a lui di farmi da fotografo per il mio matrimonio, non era il suo lavoro, ma la sua passione.

Mi immortalò in quella cerimonia principesca, su di una carrozza con quattro cavalli bianchi.
All’ingresso di una piccola chiesa, mi attendeva quel ragazzo che sarebbe diventato mio marito e che mi portò in un mondo incantato di personaggi e vite lontane dalla realtà della gente comune , entrai come in un sogno dalla porta principale.

Gli anni erano passati ed io avevo deciso di tornare in una normalità che mi mancava.

Decisi di prendermi quella parte di vita semplice e uscì di scena, nascondendomi in quel paese dove ero nata.

Lui non si era mai allontanato dalle sue radici e nutriva il sogno di toccare un mondo che non aveva mai conosciuto.

Si avvicinò a me come chi vuole possedere qualcuno che era stato sempre solo un irraggiungibile sogno.

Dicono che la vita sia fatta di scale e lui non aveva perso l’abitudine della fatica e della povertà e nonostante i suoi successi era ancora fermo in quella casa senza bagno.

Lo feci entrare nel mio cuore e lo accettai per com’ era.
Non potevo immaginare che il suo amore era solo il desiderio di un riscatto sociale che mi fece pagare senza sconti.

L’aridità del suo cuore , spezzo’ il mio e decisi così di abbandonare un mondo in cui, non mi riconoscevo più e scelsi il Kenya povero ,ma bellissimo, per guardare la vita da un altro punto di vista.

Salim era figlio di questa ribellione, come la scelta della sua terra.

 

Dodicesimo episodio

Salim non era un ragazzo giovane, alla soglia dei quarant’anni , ancora vagava sulle spiagge a proporre le sue escursioni.

Era il più anziano, forse il meno fortunato, di una generazione di Beach boys che avevano saputo costruirsi un futuro ,molti con l’aiuto di una donna italiana e altri con più fortuna e furbizia.

Lui si era sposato presto con una ragazza velata e molto religiosa.
Avevano costruito una famiglia solida, rara in quella zona di un Kenya corrotto dal turismo.

I loro due figli studiavano, era lei ad occuparsi di loro
Si era inventata piccoli lavori, per non fare mancare il necessario ai suoi due bambini.
Vendeva abiti per i matrimoni e preparava ghiaccioli e succhi di frutta da vendere nel suo villaggio.

Saida era furba e sveglia, rispetto a quel marito che oltre alla bellezza, non aveva altri doni e grandi capacità.

Lei era il capofamiglia e lui spesso si sentiva un perdente e quei pochi soldi che racimolava li consegnava a lei che organizzava la loro povera quotidianità.

Salim con orgoglio mi porto’ nella sua casa in muratura senza arredi e dove l’unico lusso era un televisore ed il congelatore per confezionare i ghiaccioli.

Avevo anch’io il capo velato per rispetto e lei mi abbracciò come una sorella.

Ci sedemmo sul tappeto e mangiammo del riso e un po’ di frutta.
Io che mangiavo con le mani e che mi sentivo serena con la mia nuova famiglia, nulla era razionale ,ma ai miei occhi tutto appariva normale.

Dopo il frugale pranzo lui volle scattarci delle foto e lei che parlava solo la sua lingua e in un italiano stentato mi disse che voleva un cellulare.

Sorrisi e non risposi, ma all’improvviso mi resi conto che io rappresentavo il primo successo di quell’uomo che non era mai riuscito a realizzare nulla per la sua famiglia e la futura moglie bianca avrebbe dato a loro una garanzia per un futuro migliore.

Salim era felice mentre ci fotografava, io a fianco di una giovane donna che pareva anziana e lui che finalmente si sentiva vincente, a breve avrebbe avuto un passaporto italiano, una moglie bianca e una vita nuova per la sua famiglia.

Usci’ e mi ritrovai in quel rumoroso villaggio, dove le donne inginocchiate facevano il bucato, e dove il gas non esisteva.

Le capre, galline giravano libere ed io avevo un solo desiderio ,tornare a casa e fuggire da quella realtà così lontana dalla mia vita.

Nel mio giardino respirai profondamente e pensai che dovevo fare la valigia e fuggire ,non era quello il mio mondo, dovevo immediatamente tornare in Italia.

Cercai un volo , ma lui arrivò e capi’, mi tolse il computer e mi chiese di seguirlo in camera.

Ci sedemmo sul letto ed io con gli occhi bassi restai in silenzio, si avvicinò mi diede un bacio, si spogliò e mi disse che mi desiderava.
Lo guardai e mi rifugiai tra le sue braccia, mi abbandonai al suo corpo e tutto fu intenso e unico.

Ci addormentammo nel caldo di quella stanza, il suo sudore scivolava sul mio corpo che bruciava ancora di desiderio e quando mi svegliai ,ogni dubbio era svanito.
Sentivo di appartenere a quell’uomo, la sua povertà e il suo mondo, tornarono a non farmi paura.
Lo volevo e di nuovo rientrai nell’oblio.

Quella sera mi lasciò sola, mi disse che doveva tornare da sua moglie ,ma che sarebbe tornato il giorno dopo e che aveva una sorpresa per me.

Lo baciai con passione e non cenai, restai nel silenzio e anche quando il telefono squillò non risposi, era Raul.

Dormi’ male e poco, il pensiero di Salim era come un‘ ossessione, lo immaginavo con Saida e cercai di allontanare la gelosia, ma era il suo contatto che mi mancava, la sua pelle.

Mi alzai presi l’unica maglia che aveva lasciato , la indossai cercando il suo odore, mi abbracciai e solo all’alba dopo la preghiera del muezzin mi svegliai

 

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